Inside Man

inside man

La storia del cinema, e’ piena di criminali che diventano gli eroi. Capita spesso che il “cattivo” di un film diventi la figura centrale, amata dal pubblico e icona del film stesso.
Quando il cattivo non si limita ad essere cattivo, ma mette in campo quelle caratteristiche tipiche dell’eroe, il film diventa di una categoria sempre piu’ inflazionata, dove le parti si mescolano e dove non si sa piu’ per chi tifare.

Nella banca

qualche anno fa ci aveva provato Kevin Spacey con “un perfetto criminale”, ma il risultato e’ presto caduto nel dimenticatoio, oggi ci prova il sempre piu’ promettente Clive Owen che affiancato e affiancando star del calibro di Jodie Foster e Danzel Washington, porta questo film in una sfera tutta sua, superiore al resto di pellicole che si ritrovano nello stesso genere, grazie anche all’indiscussa bravura del regista Spike Lee.
una nota a margine anche per il montaggio, mai banale e palesemente frutto di un maestro dietro la macchina da presa. quel modo di essere trasportati in avanti di qualche ora ripsetto allo svolgersi degli eventi per dare una sbirciata a quello che succedera’ per poi essere riportati nel centro della trama, da allo spettatore un senso di curiosita’ che difficilmente lo fara’ annoiare. ci si continuera’ a chiedere cosa sta succedendo e si avra’ il sospetto che le cose non andranno come normalmente ci si aspetta che vadano.

Denzel e Jodie

Una rapina, la trama di base iniziale non ptorebbe essere delle piu’ banali: tre criminali entrano in una banca mascherati e danno il via ad una rapina con ostaggi. in breve tempo la banca viene circondata e scende in campo il negoziatore. nulla di nuovo, nulla di speciale.
ma ecco che il proprietario della banca si rivolge ad una donna poco chiara, una che “risolve problemi”, una che sa cosa fare e come farlo, una che senza essere polizia o criminale, deve parlare coi rapinatori. qualche cosa inizia a sfuggire alla banalita’.
ed ecco che, come gia’ detto, dei flash ci trasportano in una stanza di interrogatori dove si vedono gli ostaggi, non i criminali. ora ne abbiamo la certezza, qualche cosa e’ sfuggito alle regole canoniche del genere. la sceneggiatura di Russell Gewirtz ha qualche cosa di originale, di inaspettato.
il buono, il detective, ha un passato poco chiaro, e’ un buon detective, in gamba, sveglio, acuto, ma gli manca qualche cosa che dovrebbe avere, gli manca quella superiorita’ tipica dei guardiani della legge interpretati da Bruce Willis.

Clive Owen

il cattivo, invece, ha tutto il fascino e l’intelligenza del cattivo.

Il mio nome e’ Dalton Russell, fate molta attenzione a quello che dico, perche’ io scelgo le mie parole con attenzione e non mi ripeto mai. vi ho detto il mio nome, e questo e’ il chi. Il dove puo’ essere descritto come una cella. ma c’e’ una grande differenza tra l’essere chiuso in una piccola cella e l’essere in prigione. Il cosa e’ semplice, recentemente ho pianificato e messo in moto un piano per eseguire la rapina perfetta, questo e’ anche il quando. Riguardo al perche’, oltre agli ovvi motivi finanziari, e’ essenzialmente semplice… perche’ io posso. Questo ci lascia solo con il come, e qui, come scopriremo, sta l’ostacolo.

in questo film, nulla e’ come sembra, e una storia che superficialmente puo’ sembrare simili a tante altre, sotto il suo primo strato di celluloide diventa una storia complessa, articolata, che trae spunto dalle profonde ferite della societa’ americana e newyorkese.
gli impiegati della banca ed i clienti, gente normalissima, sotto accusa, sotto interrogatorio. Spike Lee non perde l’occasione per sottolineare come i pregiudizi e le paure siano terribilmente pericolose. ancora una volta ci viene mostrata una societa’ spaesata, intimorita, dove i criminali si confondono coi buoni, dove, come detto all’inizio, non si sa piu’ per chi tifare.

Voto: This entry has a rating of 4

La notte è nostra

Io sono la luce,il calore, senza tregua
invece voi?
voi che divorate la notte,
voi che inseguite il mistero,
voi che celebrate l’ambiguo,
voi che vi fate sedurre dalle passioni,
tentare dai sensi,

voi che mi avete adorato come fossi un Dio,
non vi siete mai chiesti se io abbia un desiderio?
Vorrei vivere una notte…anche una sola…

Voce: Mario Zucca
Spot: Bacardi Riserva
Musica: Limp Bizkit – Creamer (Radio is dead)

Corri forrest, corri!!

cosi’ la piccola Jenny incitava Forrest a correre per mettersi in salvo dai pericoli.
“corri”.

Ora, Nike e Apple collaborano insieme. nike, fabbrica scarpe, apple, fabbrica componenti multimediali, insieme hanno messo sul mercato un connubio che senza dubbio fara’ felici tutti i podisti apple-maniaci e non.
Parecchia gente va a correre con le cuffie nelle orecchie, per poter ascoltare la propria musica durante l’allenamento, per avere la propria colonna sonora. cosi’ hanno pensato bene di far diventare l’ipod nano una specie di personal trainer.

ecco come funziona (spiegazioni tratte dal sito italiano di apple):

“Le scarpe Nike+ hanno una speciale “tasca” integrata sotto la soletta, dove trova posto il sensore Nike+iPod. E se non rinunciate mai all’eleganza, c’è anche la fascia da braccio Nike+ per iPod nano e ricevitore.”

con questa semplice operazione, avrete un feedback vocale che vi informera’ sul vostro allenamento, dandovi i vostri tempi, la vostra distanza percorsa e altro ancora.
il gioco non si ferma qui. tramite iTunes potrete sincronizzarei vostri programmi di allenamento, crearne di nuovi e caricarli su internet per confrontarli con altri.

il sito apple fornisce tutte le caratteristiche del suo prodotto nella sezione ipod
il sito nike fornisce le informazioni sul loro servizio nella sezione delle nuove nike+

i videogiochi… ieri, oggi e domani

master system

Capita, che girovagando per quei centri comerciali di secondo piano, lontano dalle grandi metropoli, in ambienti poco avvezzi alle novita’ tecnologiche, ti ritrovi sugli scaffali dei videogiochi un’intera epoca, passando dai piu’ moderni titoli per PSP, ai fondi di magazzino, ritrovati chissa’ dove, del master system; capita che nel 2006 ti ritrovi un liberty city stories, affiancato ad un datatissimo andre’ agassi tennis o addirittura rescue mission alla bellezza di 10 euro… quando oggigiorno, e’ quasi un miracolo trovare chi ha ancora un master system funzionante, questi hanno il coraggio di mettere a 10 euro titoli di quasi 20 anni fa.

negli stessi giorni, sotto il caldo sole della california, si assiste all’annuale E3, la fiera piu’ importante del panorama videoludico. la memoria torna ad un anno fa, quando la microsoft fece l’annuncio ufficiale della sua xbox che da “xenon” divenne “360″, dove vennero presentate le due versioni (core e standard) e dove molti “pleistescionari” storciarono il naso dicendo che era una scelta commerciale ridicola (chissa’ poi dall’alto di quali competenze economiche queste affermazioni). nella stessa fiera venne annunciata una playstation 3 e un nintendo revolution (deriso da tutti).

ps3

ora, passato un anno, la 360 ha anticipato tutti, uscendo sul mercato lo scorso natale e dopo le difficolta’ iniziali, sembra aver ingranato la marcia giusta, inanellando una serie di titoli che promettono scintille. nel frattempo, il “revolution” diventa “wii” e la “playstation 3″ rimane playstation 3… ma molto piu’ playstation di prima. si’, perche’ se il loro joypad a banana sembrava segnare un distacco dalle precedenti versioni, hanno pensato bene di buttarlo via e di rimettere il vecchio e blasonato design del dual shock… solo che non e’ piu’ nemmeno shock: scopiazzando il wii, hanno inserito un sensore di movimento per il joypad, ma quando questo e’ in funzione, niente piu’ vibrazioni.

ma arrivando alla questione piu’ fondamentale di tutte, quella “criticata” scelta economica di microsoft viene ora seguita anceh da sony, peccato che lo stile sia un attimino diverso.
spieghiamoci: l’xbox360 core, costa 299 ed e’ espandibile nel tempo alle stesse caratteristiche della standard che nuova costa 399. la PS3 “core” costa 499 (+200 euro) e non e’ espandibile, in pratica, cosi’ e’ e cosi’ rimarra’. se uno vuole la versione completa della ps3, dovra’ arrivare a spendere 599 euro.

wii

Questo il panorama che si profila all’orizzonte: la playstation3 sara’ la console piu’ cara ma immessa sul mercato, pompata da tutte le sue nuove tecnologie che sono uno standard che ancora nessuno usa e un processore che nessuno ha voluto. blue-ray e imb cell, sono prodotti potentissimi e validissimi, che nessuno sa cosa farsene: il primo e’ uno standard video cosotissomo e molto rischioso, in quanto lo standard DVD sembra aver messo solo ora le sue radici e difficilmente si lascera’ scalzare cosi’ facilmente. il secondo, invece, e’ un processore che persino la Apple ha scartato e non ha ritenuto valido per i suoi piu’ potenti calcolatori. non so come facciano alla sony a considerarlo appropriato ad un videogioco, visti i suoi costi e le sue prestazioni un po’ troppo specialistiche per determinati settori dell’informatica.

l’alternativa e’ come sempre rappresentata da Nintendo, snobbatissima qui da noi, ma sempre benvoluta dalle software house di un po’ tutto il globo. il Wii, ispira simpatia a molti esperti e viene ancora deriso da tutti gli altri, ma i suoi 200 dollari di mercato sono un vantaggio non indifferente che di sicuro invogliera’ parecchi videogiocatori. la sua originalita’ del controller e’ oramai risaputa e sembra che titoli come Dragon Quest: The Masked Queen and the Tower of Mirrors e Red Steel, esclusive per questa console, lo sfrutteranno a dovere.

Cosa aspettarsi quindi?
in passato, la sony ha definito uno standard nei nomi dei videogiochi con la prima playstation. ha saputo imporsi in un mercato dominato da nintendo e sega, sbaragliando la concorrenza con dei colpi di mercato clamorosi e formidabili, con una politica economica azzeccatissima. con la playstation 2 e’ sopravvissuta agli inizi incerti grazie al brand di garanzia che portava avanti e all’effettiva mancanza di concorrenza. con la 3, sembra arrancara, a detta di molti, appassionati ed esperti del settore. i media incompetenti, volano come lucciole verso la fioca lampadina di sony solo perche’ e’ l’unico nome che riconoscono in un mondo a loro estraneo, la i 600 euro di prezzo, l’anno di ritardo, le dubbie scelte economiche, le lamentele (subito zittite da sony) di alcune software house, sembrano segnare una vita difficile per la futura nascitura.
la microsoft, entrata nel mercado dei videogiochi per ultima, sembra essersi fatta le ossa con la prima console, e il potere economico dello zio d’america sembra incontrastabile: non si fa problemia a spnedere piu’ per promuovere un prodotto come la 360 che lo ripaga con perdite costanti nei bilanci. inoltre, lui non fa patti con le altre software house, lui le compera. il problema e’ sempre lo stesso: la quantita’ nauseante di sparatutto che continuano ad uscire. sempre e solo giochi all’americana dove il pubblico orientale raramente si appassiona.
la nintendo, infine, l’ultima rimasta della vecchia scuola, continua a operare nel suo mercato di nicchia, apparentemente disinteressata dal predominio, produce giochi per i suoi fan che sembrano incrollabili nella loro fede e nel loro credo del vero videogioco… e che forse abbiano ragione!?

Letterman finisce su xbox

Fin dai tempi di Archimede e della sua vasca da bagno, l’uomo ha sempre avuto una domanda persistente, una domanda semplice, ma allo stesso tempo massacrante per la sua difficolta’ ben nascosta. puo’ sembrare banale, ma alla domanda “Galleggera’?” non e’ mai semplice rispondere.
e cosi’, dopo l’hula hop, lo yoyo e gli hamburger, dall’america arriva questo nuovo gioco: Will it float? (Galleggera’?)

will it float

Il Late Show con David Letterman (di New York), e’ sempre una fonte di gag assurde e di momenti al limite del demenziale. un po’ come quando ai festeggiamenti del giorno del ringraziamento ha sparato con un cannone sparaneve, il ripieno del tacchino sul pubblico; oppure come quando, da ormai diversi anni, addobba l’albero di natale con una pizza, una polpetta e una statua della liberta’ al posto del puntale.
Insomma, un talk shaw pieno di umorismo assurdo che nel 2002 ha partorito questo gioco: c’e’ una vasca piena d’acqua, un oggetto e si deve indovinare se l’oggetto galleggera’ o affondera’. si passa da scatole di pelsati a confezioni di formaggi, dalle 32 once di mop&glo alla cassa di 75 tubi di chapstick, il tutto svolto con la massima serieta’ e con il massimo rigore tipico dei giochi a premi.

xbox will it float

negli anni sono usciti giochi in scatola, giochi da viaggio ed ora, il videogioco per xbox!
will it float sbarca sulla piattaforma videoludica di microsoft e lo fa nel migliore dei modi. seppure gli anni per la scatola nera si facciano sentire, questo strepitoso titolo offre una grafica eccellente con degli effetti di luce stravolgenti che permettono di gustare fino in fondo le scintille che escono dalla sega sull’armatura della modella al momento del lancio dell’oggetto.
il livello di difficolta’ e’ ben calibrato e la curva di apprendimento e’ davvero veloce. in poche partite potrete padroneggiare il gioco da veri campionie potrete sfidare tutta la famiglia. purtroppo non e’ destinato al live, ma siamo sicuri che in un prossimo seguito su 360 questa funzionalita’ sara’ sfruttata in modo esemplare.
qualche difetto negli effetti sonori influisce sul voto finale, ma senza dubbio questo e’ un titolo “must-have” che impreziosira’ i vostri scaffali come pochi altri titoli. state pure certi che vi dimenticherete di halo per parecchio tempo una volta inserito il disco di WIF nella console.

voto: 8.9/10

david letterman

ascolta la sigla del gioco eseguita dalla CBS orchestra capitanata da Paul Shaffer:

Questione di importanze

“sai cos’ é un piumino?”
“Una trapunta”
“Una coperta. Solo una coperta.
Perché due come te e me sanno cos’ é un piumino?
E’ essenziale alla nostra sopravvivenza ? Nel senso cacciatore e raccoglitore? No.
Allora che cosa siamo?”
“Siamo che so: siamo consumatori?”
“esatto. Siamo consumatori.
Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona.
Omicidi, crimini, poverta’. Queste cose non mi spaventano.
Quello che mi spaventa sono le celebrita’ sulle riviste. La televisione con 500 canali. Il nome di un tizio sulle mie mutande. I farmaci per capelli. Il viagra. Poche calorie”
“L’ arredatrice Martha stewart”
“Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo bello”

le feste pop e le feste metal secondo Debaser.it

Dall’editoriale di Debaser.it del 16 marzo 2006

Strane bestie le feste pop, mi metto in un angolo a fissare il dj e mi sbronzo come una bestia: e’ venuto da Bratislava per farmi divertire e per questo mi odia. “Metti una canzone pop, fottuto dj!” gli dico per farmi accettare da tutti, cantiamo “Baby, baby, mi fai soffrire!” e ridiamo, nessuno soffre e che cazzo c’avremo mai da ridere. “Baby, baby, mi fai soffrire!” mi guardano le ragazze e io non posso fare niente per loro tranne uno spinello. Alle feste pop se sei fortunato passano i Placebo remix, qualche secolo fa li conosceva solo lei e quando sono arrivati fino a Bratislava l’avevano già sostituita in cinquanta. “Cazzo guardi?” – gli dico mentre cerco i tutti i modi una ragione per soffrire. “Metti una canzone dance, fottuto dj!”. Alla fine della festa fa un metro e riesce a trovarmi nell’angolo mentre mischio l’erba sulla custodia dei Low, mi dice “ma come stai messo, stronzo” e la sua pietà mi fa sentire meglio in questo mondo di pazzi.

Dall’editoriale di Debaser.it del 20 marzo

Strane bestie le feste metal, suonano una band che si chiama “Make a change: kill yourself”, una atipica evoluzione del libero arbitrio: arrivo sempre di buon umore ma quando li sento non rido piu’ – questione di rispetto – mi drogo e inseguo i metallari, urlo “Esci da questo corpo!” mentre lo stereo passa “Even Satan plays speed”. Lo chiamano metal depressivo, nella mia disperata ricerca del sapere e’ venuto dopo il metal nazionalsocialista, gli urlavo: “Satana non mi avrai mai!” mentre suonavano la marcia degli antichi barbari slavi. Quando sono depresso mi piace immaginarmi perfettamente integrato, mi sposto con disinvoltura dai concerti thrash a quelli doom, mi sbronzo e confondo i generi, avvicino gli artisti, gli dico “Dopo aver fallito ho considerato la vita una cosa romantica” e nella loro disperata ricerca del sapere mi chiedono dov’e’ il cesso. Troppo permalosi questi metallari depressi ad ogni modo: l’altro giorno sono stato a sentire uno per 3 ore, gli ho detto “Satana abbandona questo corpo di merda!” e allora lui per offendermi si e’ suicidato un altro giorno.