Giacinto Facchetti si e’ spento dopo una garvissima malattia che lo ha consumato in pochissimi mesi. un uomo, un campione, un giocatore come oramai non se ne trovano piu’. un dirigente dal calibro morale insuperabile, appartenente ad una vecchia razza, dove le cose le si facevano bene, dove lealta’ e correttezza erano al centro di ogni cosa.
in un periodo dove il calcio italiano soffre una crisi d’itentita’ senza precedenti, purtroppo uno degli ultimi baluardi di correttezza se ne va… dopo gli agnelli, dopo l’avvocato prisco, ora e’ lui a salutare il calcio italiano con un addio tristissimo.
nato nel 42, ha esordito nel 61 con la maglia neroazzurra, sotto la dirigenza di Moratti (padre), negli anni in cui l’inter sarebbe diventata la cosidetta “grande inter”. quella maglia se l’e’ tolta dopo 476 partite, 4 scudetti, 2 coppe campioni, 2 coppe interconinentali. nel frattempo ha indossato anche 94 volte la maglia azzurra della nazionale di cui 70 volte da capitano. terzino sinistro fluidificante, un ruolo che e’ nato con lui, un ruolo che si e’ inventato lui. il Mago Herrera lo nota subito e lo aiuta a giocare con quello stile nuovo, innovativo, un difensore che spinge in avanti e spinge tanto su quella fascia da mandarlo in gol con quantita’. nessun difensore prima di lui aveva segnato cosi’ tanto.
grande, possente, con un fisico “da svedese” incute timore negli avversari e tranquillita’ nei compagni, protagonista nelle grandi sfide, nella sconfitta con la korea, nella vittoria 4-3 sulla germania nella storica partita in messico, nella successiva sconfitta col brasile di pele’… lodato anche da quest’ultimo per le sue innegabili doti di campione.
uscito dal campo di gioco, rientra nell’inter come dirigente, quella squadra e’ la sua vita, la sua seconda pelle. in un’occasione siede anche sulla panchina d’allenatore, quando Hodgson e’ squalificato ed e’ lui ad assumersi l’onere di guidare la squadra nel derby milanese, vinto poi 1-0.
e’ gennaio del 2004, quando Massimo Moratti gli lascia il posto, e quando per la prima volta un ex-gicatore neroazzurro diventa presidente. in due anni da dirigente vince 2 coppe italia, 2 supercoppe italiane, …uno scudetto, amaro, vinto grazie alle ruberie altrui. negli ultimi mesi, mentre era malato e oramai consapevole del suo imminente destino ha pure dovuto sopportare le ingiurie e le accuse di quegli “altrui” che tentavano di gettare fango anche sul suo nome, forse invidiosi della sua statura (non solo fisica), ma lui, sempre signorile, non si e’ lasciato trascinare in inutili polemiche…
un uomo, che al calcio manchera’ e che e’ venuto a mancare nel momento meno opportuno.
Addio Giacinto… ci mancherai.