Sorridi e il mondo sorriderà con te

Old Boy, gran film, gran significato, grande regia… e questo è un grande concetto, senza dubbio. Taeso lo impara nella sua lunga prigionia forzata, in isolamento, sull’orlo della follia, per non rimanere da solo, per non sprofondare nella solitudine lui non piange, lui sorride.

Sorridi, e il mondo sorriderà con te. Piangi e piangerai da solo.

La tempesta

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.

Haruki Marukami – Kafka sulla spiaggia

Quanti giorni ho perso?

Quanti giorni ho perso? Come posso tornare al punto di partenza? Sono fuori da una casa e cerco un modo per entrare. Ma la porta è chiusa a chiave e le finestre sono sbarrate. E io ho perso la chiave e non ricordo più come sono fatte le stanze o dove io abbia messo le cose. E mi chiedo… se osassi entrare, riuscirei a trovare l’uscita? Se tornassi all’inizio potrei ricominciare da capo… procedere passaggio per passaggio, cercare una strada più breve… potrei cercare di fare… meglio.

Proof – La Prova

La notte è nostra

Io sono la luce,il calore, senza tregua
invece voi?
voi che divorate la notte,
voi che inseguite il mistero,
voi che celebrate l’ambiguo,
voi che vi fate sedurre dalle passioni,
tentare dai sensi,

voi che mi avete adorato come fossi un Dio,
non vi siete mai chiesti se io abbia un desiderio?
Vorrei vivere una notte…anche una sola…

Voce: Mario Zucca
Spot: Bacardi Riserva
Musica: Limp Bizkit – Creamer (Radio is dead)

Paura e delirio a Las Vegas

Strani ricordi in quella nervosa notte a Las Vegas, sono passati 5 anni? … 6?… Sembra una vita. E’ quel genere di apice che non tornerà mai più. San Francisco e la metà degli anni ’60 erano un posto speciale ed un mondo speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole, musiche, ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là vivo, in quell’angolo di tempo e di mondo, qualunque cosa significasse. C’era follia in ogni direzione, a ogni ora. Potevi sprizzare scintille dovunque. C’era un fantastica universale sensazione che qualunque cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo. E quello credo era il nostro appiglio. Quel senso di inevitabile vittoria sulle forze del vecchio e del male. Non in senso violento e cattivo, non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Avevamo tutto lo slancio cavalcavamo la cresta di un’altissima e meravigliosa onda. E ora, meno di 5 anni dopo potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e guardare ad Ovest e con il tipo giusto di occhi potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta, quel punto dove l’onda alla fine si è infranta ed è tornata indietro.

Paura e delirio a las vegas

Un incontro che cambia la vita

Uno pensa che la propria vita sia rimasta confinata in uno spazio troppo angusto. Una cittadina di poche migliaia di abitanti, una casa tanto anonima che si fa fatica a riconoscerla quando ci si torna, un televisore con le notizie dal mondo. Gli stessi pensieri tutti i giorni e un tono di grigio che sembra soffiato col vaporizzatore per come riesce a stendersi omogeneamente su tutto. Cosi’ uno pensa che lasciando la propria casa sia possibile trovare una via di scampo, aprirsi a quello che c’e’ fuori e diventare piu’ grandi e dare senso al fatto che in qualche modo si e’ ancora vivi, un senso che non sia un vero e proprio significato ma soltanto qualcosa d’imprevisto, di estraneo alle geometrie degli spazi angusti. Un incontro, magari. Una ragazza che ti sorride come fosse nata in quel preciso istante. Poi uno si chiede perche’ mai una cosa del genere dovrebbe essere cosi’ potente da cambiarti la vita e la risposta e’ no, non la cambia affatto. E se anhce la cambiasse, il cambiamento sarebbe solo una questione di densita’: stesso spazio angusto, ma con una persona in piu’ che invece di sorriderti come fosse appena nata ti lancia occhiate piene di risetimento. Pero’ uno pensa pure che non e’ mica detto, che non sta scritto da nessuna parte che gli incontri devono finire tutti allo stesso modo, ma se pure fosse, perche’ farsi dei problemi su come andra’ a finire, quando a quello ci pensano gia’ le cose e gli amori? A finire cioe’. Quand’e’ cosi’, a uno viene da pensare che tutto sommato valga comunque la pena di partire. Di provare.

(un amore dell’altro mondo – Tommaso Pincio)

Le cose accadono

all’inizio le cose capitano come niente, nel senso che capitano e basta. poi le cose si incastrano tra loro e quel niente non basta piu’. non basta piu’ perche’ cominci a provare la sgradevole sensazione di essere rimasto incastrato nelle cose o, peggio ancora, che le cose ti abbiano incastrato. e quando non basta piu’, come niente ti fai venire strane idee, nel senso di idee sbagliate. pensi di poter prendere le cose di petto e chiedere spiegazione. pensi di poterle guardare dritto negli occhi, le cose, e di sbottare, Ma perche’ cazzo siete capitate a questo modo? dico, dici, ma vi sembra questo il modo? le cose niente, come non avessi parlato. perche’ le cose non conoscono l’educazione e non la smetteranno certo di incastrarsi perche’ ti sei sforzato di guardarle negli occhi.
e non e’ nemmeno detto che le cose ce l’abbiano, gli occhi. in fondo, visto il modo in cui capitano, non sembra che ne abbiano tutto questo bisogno. anzi. recenti statistiche dimostrerebbero che spesso la storia – il termine tecnico con cui gli studiosi chiamano l’incastrarsi delle cose – e’ come l’amore, cioe’ cieca. questo pero’ non spiega come le cose riescano a incastrarsi cosi’ bene. ci dice solo che non possiamo fare a meno di sentirci raccontare delle storie e di innamorarci della persona sbagliata[...].

(tommaso pincio – lo spazio sfinito)