Alla volta del Belgio

E finalmente, dopo parecchio tempo si riorganizza un viaggetto per almeno una settimana. Niente di che, ma è almeno una gita che si fa lontano da questo posto.

Milano – Bruxelles, prima tappa in Belgio ospite di un amico, un paio di giorni a visitare la città e spero proprio di riuscire a fare una capatina anche a Bruges, puro turismo cinematografico.

Bruxelles – Parigi, seconda tappa per passare il capodanno nella capitale francese. L’ho già fatto qualche anno fa, ma lo rifaccio volentieri, un altro giro per Parigi non si può certo rifiutare.

Questa volta però non mi porto dietro macchinoni fotografici, mi porto dietro la mia nuova compattina che almeno non devo smontarla al check-in, non pesa kili inutili, non occupa spazio inutile e fa delle foto di tutto rispetto… tanto ci devo mica fare chissa’ che cosa, ne pubblicherò qualcuna sul web e per il resto tutte foto ricordo.

…ed ora, ansia da pre-imbarco!

Note di viaggio

Alla fine, di un viaggio, quello che maggiormente ci si ricorda e si nota, sono le piccole o grandi differenze tra la cultura in cui si entra, e quella in cui si e’ abituati a vivere.

Cosi’, come non sottolineare la guida “sportiva” dei lituani, con le tipiche sgommate in partenza e in frenata, con le tipiche macchine scarburate che fanno una fatica bestiale a tenere il passo. Oppure si puo’ parlare dei loro problemi dentali… si’, perche’ in ogni singola via, stai sicuro che un dentista lo trovi,  ovunque. Infine e’ d’obbligo sottolineare come sia tutto in costruzione, a Vilnius, dal palazzo reale, per un Re che non esiste, alla piazza del comune, dalle vie del centro, alle grandi arterie stradali che portano fuori citta’. Ovunque cantieri e lavori, che per di piu’, non chiudono fino a notte fonda, quando ancora puoi trovare operai intenti nel loro lavoro di costruzione.
E cosa succede quanto una filovia (TrolleyBus) deve passare per una strada dove stanno facendo dei lavori? Spostano temporaneamente la linea? Ma manco per idea, spostano il cantiere quando passa il mezzo pubblico.

E poi Riga, dove le donne giovani sono obbligate a portare minigonne inguinali e scollature generose, dove in eta’ adulta vengono messe alla guida dei mezzi pubblici e dove in eta’ anziana vengono assegnate alla pulizia strade… a mano… a mezzanotte. Un giubbetto arancione per essere viste dalle auto e via, in mezzo alla strada con la loro scopa e paletta.
Per lo meno, la guida lettone migliora leggermente rispetto a quella lituana, ma quello che colpisce e’ la vastita’ dei parchi pubblici… aperti, sempre. Qui a Milano, almeno, i parchi cittadini, hanno un orario di apertura e di chiusura, cancellate tutto intorno e la notte non vi si puo’ entrare. li’, parchi immensi, che tagliano interamente la citta’ in 2, costantemente accessibili (quseto ovviamente non e’ un invito ad avventurarsi in luoghi bui e sconosciuti).

Quindi Tallin… la Frittole del nord, caratteristica cittadina, con un centro storico interamente medioevale, con le sue viuzze ciottolate che vanno su e giu’, con i suoi loali che sembrano aprire un solo giorno a settimana e con i suoi automobilisti che se ti vedono sul ciglio del marciapiede, iniziano a frenare gia’ da due via prima per farti passare. Persino il tram si e’ fermato per farci attraversare senza problemi.

E per concludere Helsinki, dove gia’ alle 23 si vedono ragazzi ubriachi fradici ciondolare in ogni via, dove per entrare in ogni pub o locale ti chiedono il documento, dove puoi cenare in un ristorante col sottofondo musicale delle basi strumentali dei megadeth o gli slayer o i pantera, dove in discoteca, tra la sala “suomi” e la sala “dance” ci trovi la sala “Rock” che per un europeo medio equivale ad heavy metal. Una citta’ dove in estate il sole tramonta alle 10 di sera e sorge alle 5 del mattino… e dove non hanno ancora inventato la tapparella, mortacci loro.
Infine, non so se sia un’abitudine o solo una cosa temporanea, ma ogni tanto si poteva sentire un boato, un botto, sia di giorno, che di notte, si vedevano le finestre e vetrine dei negozi tremare e nessuno che batteva ciglio. Manco fossi andato a Tokyo.